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Manifesto anti‑scroll: perché il futuro del design potrebbe essere più lento di quanto pensi

Manifesto anti‑scroll: perché il futuro del design potrebbe essere più lento di quanto pensi

Branding Strategia Marketing Psicologia Social Media

Ehi, menti irrequiete—

Fammi indovinare: il tuo screen time è un horror.

Anche il mio.

Tra ping di Slack, scroll su Instagram, caroselli LinkedIn e venti tab aperti che urlano “solo un altro click”, è facile sentirsi sommersi da un design progettato per sedurci — in fretta.

La velocità è diventata il setting di default del digitale. Letture rapide. CTA nervose. Pattern UX ottimizzati non per il significato, ma per lo slancio.

Non consumiamo più informazioni.

Skimmiamo, swipe‑iamo, scartiamo.

E la chiamiamo efficienza.

Ma se avessimo confuso urgenza con valore? Se rallentare fosse la vera mossa di potere?

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Design come trappola dopaminica

Diciamolo: gran parte del design digitale oggi è manipolazione comportamentale in abito elegante. Scroll infinito, autoplay, micro‑interazioni tarate sul sistema nervoso. Le interfacce sono progettate come casinò:

senza attrito, irresistibili e dimenticabili.

Abbiamo ottimizzato tutto per il click — e quasi nulla per la conseguenza.

Ottieni feedback più veloce, bounce rate più veloce, burnout più veloce. Il buon design dovrebbe sembrare una conversazione.

Invece è diventato una slot machine.

Ma una rivoluzione silenziosa sta arrivando.

Alcuni brand stanno capovolgendo lo script. Rifiutano la velocità come KPI principale e abbracciano un’idea radicale: design che ti rallenta.

Non perché sia scomodo. Non perché sia inefficiente. Ma perché è intenzionale.

Ecco alcuni ribelli:

  • Aesop — sito silenzioso, elegante, contemplativo. Niente sticky navbar. Niente autoplay. Solo spazio per respirare. UX come rituale.
  • Kinfolk & The Gentlewoman — brand editoriali che abbracciano la frizione. Scroll lunghi, fade lenti, composizioni inaspettate. L’esperienza chiede attenzione — e la ricompensa con intimità.
  • Off‑White (Virgil Abloh) — nella moda, Abloh ha inserito lentezza nella comunicazione visiva. Strati nascosti, reveal ritardati, testi nei testi. Frizione come leva per fermare lo sguardo.
  • Amber Case e Calm Technology — interfacce che restano sullo sfondo. Non ogni notifica deve vibrare. Non ogni UI deve brillare. Calm tech rispetta l’attenzione come risorsa scarsa.
  • VK (il Facebook russo) — in un esperimento UX, VK ha chiesto a nuovi utenti di rispondere a domande riflessive durante la signup. Onboarding più lento = retention più alta.

Non sono incidenti. Sono segnali.

La lentezza non è inefficienza. È strategia.

Pensaci: quando hai ricordato per l’ultima volta un’esperienza ultra‑veloce? Ora pensa a quelle che ti hanno fatto fermarsi.

La memorabilità vive spesso nella resistenza.

Quando tutto è istantaneo, il ritardo diventa lusso. Quando tutto è gamificato, la contemplazione diventa ribellione.

Quando tutti vogliono la tua attenzione, i brand più rari sono quelli che non la mendicano.

L’era del design anti‑ansia

Ecco la parte che pochi dicono:

☞ il design veloce ci sta rendendo malati.

Accelera la fatica decisionale. Erode fiducia. Ci tiene in uno stato di reazione continua.

Il design lento non è solo estetica. È psicologia. Restituisce agency. Sussurra invece di urlare.

Offre spazio invece di stimoli.

Non chiede solo “cosa vuoi fare dopo?” Chiede “perché sei qui?”.

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Cosa significa per il tuo brand, prodotto o messaggio

Non rallentare solo per sembrare “cool”. Ma chiediti:

  • Posso rimuovere urgenza da questa interfaccia?
  • Posso sostituire stimolo con sostanza?
  • Posso creare profondità senza sovraccaricare?

Perché qui c’è l’opportunità:

In un mercato saturo di seamlessness, la frizione diventa differenziazione.

Se il tuo pubblico affoga nelle notifiche, forse il silenzio è la tua voce.

Se i tuoi utenti si perdono nella velocità, forse la chiarezza è la tua ancora.

Se i competitor corrono, forse camminare è il tuo vantaggio.

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La tua mossa.

Progetta qualcosa che non abbia fretta.

Progetta qualcosa che sembri una conversazione.

Progetta qualcosa che faccia fermare — e magari restare.

Alla prossima, resta deliberato.

Alex

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